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newsletter bimestrale di letteratura noir e thriller | numero 2 | settembre duemilanove |
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Rapina goffa di Francesco Bianchi, LaPaginaNera
Belin se sparano bene quelli! E pensare che mi credevo al sicuro qui, ben nascosto dietro questo bancone lucido. Mi sono sollevato solo un attimo, un millesimo di secondo, per sbirciare al di là e bang! Cristo come brucia. Ero convinto che il mio braccio sinistro si fosse staccato di netto. Per fortuna no, ma mi fa un male cane. Sanguino. Troppo. E mi gira la testa. Sono nella merda. Merda nera. Ma cosa mi è venuto in mente? Le rapine sono per gente con i coglioni veri sotto non per i coglioni e basta, come me. Lì per lì mi sembrava una buona idea. È una vita che mi sembra una buona idea. Ti procuri una pistola, cinque minuti di adrenalina, ed è fatta. Avrei messo a posto per sempre i miei casini. Per Beppe Gamba-corta è stato così. Me l'ha raccontato mille volte. Sì, è rimasto un po' zoppo, è vero, ma poi si è sistemato. Invece ogni volta che prendo un'iniziativa io, si complica sempre tutto. E poi quel carabiniere non poteva farsi i cazzi suoi? No, l'eroe doveva fare. Mi si butta addosso urlando come un ossesso e cercando di disarmarmi. Io non volevo sparare, il colpo è partito da solo, e ovviamente l'ho preso in pieno, cazzo. Adesso i suoi colleghi appostati là fuori, se solo provo a tirare su la testa me la fanno saltare, questo è sicuro. Non riesco a fermare l'emorragia al braccio. E poi che genialata. Rapinare proprio la filiale Carige dove ho il conto da anni, bravo Eugenio bella pensata. Rapinarla solo perché quel burocrate paraculo del Direttore mi è sempre stato sul cazzo, soprattutto da quando si è rifiutato di concedermi il prestito. È anche colpa sua se mi ritrovo in questa situazione, se avesse accettato la mia richiesta tutto questo non sarebbe successo. E pensare che solo cinquemila schifosi euro doveva darmi. Guardalo lì ora, tutta la sua spocchia è sparita. Non è vero Direttore? Dico a te, non fare finta di niente. Se ne sta lì tutto rannicchiato a frignare come un poppante. Un telefono sul bancone comincia a suonare. Che faccio, rispondo? Cosa vogliono da me ora? "Pronto? Sì. No, io so perfettamente quello che sto facendo. Sì esco fuori, ho visto, non voglio farmi ammazzare come un cane. Sì, il carabiniere è già morto e ricordatevi che ho ancora un ostaggio. Esatto, il direttore. Anzi, se non volete che accoppi pure lui fatemi uscire di qui. Ho bisogno di un'auto che mi porti via, insieme all'ostaggio e ai soldi, e non dovete seguirmi fino a che non mi sentirò al sicuro. Ecco bravo, riferisci tutto. Ti do' cinque minuti." Voglio un'auto? Non seguitemi? Ma che ho detto? E poi dove cazzo potrei andare? Non sono Al Pacino, e in fondo nemmeno lui ha fatto una bella fine in Quel pomeriggio di un giorno da cani. Belin, che situazione! Toh, mi è sembrato che il carabiniere si muovesse. Aspetta un po'. Questo qui si muove davvero. Non è morto. Certo che se resta ancora un po' lì lo sarà presto. Dovrei fare qualcosa, ma cosa? Chiamare l'ambulanza, perché no? Aspetta un attimo, ho sentito un rumore di passi, mi devo alzare per vedere cosa succede. Le gambe mi tremano, ho perso un sacco di sangue. Oh Cristo e quelli chi sono? Militari, le teste di cuoio? Sono già entrati. Che faccio? Mi arrendo, uno di loro mi ha individuato e mi punta contro addirittura un mitra. Alzo le mani più che posso. Il soldato guarda il carabiniere moribondo per terra. E adesso mi viene incontro. Meno male in fondo, vada come vada, basta che questa assurda storia finisca. Ma che fa? La pistola l'ho buttata, mi arrendo, non vedi le mani in alto? Solo che non riesco a parlare per la paura. Prende la mira, ma perché? No, non sparare, il carabiniere non è morto, non lo vedi? Non è morto. Non riesco a parlare. Gli indico muto e disperato il carabiniere. Continuo a indicarlo. Il soldato, o quello che è, solleva la visiera dell'elmetto, osserva il carabiniere agonizzante e raccoglie la mia pistola. "Ah questo dici? E non è ancora morto?" Lo vedo puntare l'arma contro la faccia del carabiniere, non capisco. "Ma no che fai fermati!" Questa volta la voce mi esce, storpiata, come un latrato selvaggio di un cane. Ma è inutile, dopo un secondo sento un "bang" fragoroso. Gli ha sparato alla testa. Il sangue schizza da tutte le parti. "Adesso lo è. Morto. Dammi la sacca con i soldi, imbranato" Continuo a non capire. Mi rannicchio in un angolo, sto tremando, gli lancio la borsa. Ora mi ammazza, questo è sicuro. In quel preciso momento arriva un altro soldato e osserva la scena, mi si avvicina, poi si volta stupito verso il compare. "E questo coglione avrebbe compromesso il nostro colpo? Ora lo ammazzo!" "Aspetta" esclama il primo. "Abbiamo un caveau da svuotare e dobbiamo fare in fretta, legalo insieme a quell'altro laggiù, decideremo poi" Se prima ero nella merda, ora ci sto affogando dentro. Sono legato come un salame, e vicino c'ho quello stronzo di direttore che mi guarda esterrefatto, e puzza pure come una capra. Ma che fai, ti pisci addosso, coglione? I due soldati tornano con delle grosse sacche rigonfie di soldi. Si guardano per un attimo e poi uno dei due annuisce. L'altro ha ancora la mia pistola in mano e la solleva contro il Direttore. Urlo con tutto il fiato che ho in corpo. No. L'ha fatto davvero. Ha sparato. Gli schizzi del cervello del Direttore mi arrivano in faccia. Ora tocca a me, non ci sono santi, eddai spara e falla finita! Ma il soldato apre la pistola, toglie i proiettili rimasti nel caricatore e se li mette in tasca. Poi con un taglierino mi slega i polsi e mi riconsegna la pistola scarica. Si allontana di qualche passo, guardandomi mentre ridacchia. "Ora sono tutti cazzi tuoi, imbranato" sussurra con un ghigno. Poi solleva l'auricolare che aveva puntato sul petto e si mette a parlare. "È ben asserragliato, ha ucciso il carabiniere e l'ostaggio. Noi ci ritiriamo, non possiamo fare nulla dalla nostra posizione. Sì, è sotto al bancone. Sì, lacrimogeni e irruzione è quello che consiglio, passo" Il figlio di puttana mi guarda ancora una volta e mi fa un ironico saluto militare. Poi tutti e due scompaiono nel retro. Ancora rumore di passi. Questa volta sono tanti. Arrivano il primo lacrimogeno, e già non ci vedo più un tubo. Un soldato all'improvviso fa capolino dal mio bancone, mi guarda. Non so perché ma mi viene da ridere e gli punto la mia pistola scarica contro. Il suo fucile da assalto però non lo è, e mi spara addosso una bella gragnuola di proiettili contro. E chiaramente mi centra in pieno. Non sento dolore, solo che faccio fatica a respirare. Guardo la faccia del direttore stecchito a fianco a me. Sembra che anche lui mi guardi, con la lingua di fuori fa veramente ridere. L'irreprensibile direttore, una vita per il lavoro. A che cazzo ti è servito? A crepare, proprio come me, criminaluccio da quattro soldi e disoccupato cronico. Strade diverse, stesso destino. Non male come consolazione. Mi viene ancora da ridere, ma se lo faccio mi fa male il petto. Anzi no, ora non sento più nulla.
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