newsletter bimestrale di letteratura noir e thriller | numero 2 | settembre duemilanove

Recensione

Via del Campo

a cura di LeggendoScrivendo

 
TITOLO: Via del Campo
AUTORE: Fabio Beccacini
EDITORE: Fratelli Frilli Editori
DATI: 2009; pagine 144; euro 4,90

 

Collocato in una Genova autunnale di inizio millennio, fredda e grigia, quello di Beccacini è un quadro senza cornice nel quale i protagonisti abbozzano la fuga senza convinzione, in realtà vittime trattenute dalla loro stessa mancanza di volontà, dalla resa a un destino ineluttabile.
Sullo sfondo di un omicidio, che ben presto diverranno due, si muovono personaggi sconfitti dalla vita, ai margini della legalità e di quella morale perbenista che l’autore volutamente rifugge. Lorenzo Zingaro, giornalista di cronaca nera, è innamorato di Marlene, puttana d’alto bordo che lavora in appartamento proprio di fronte a quello di Lorenzo, in via del Campo. Marlene viene trovata morta, in casa sua, tagliata in due pezzi con una sega e ricucita con filo di nylon; la parte superiore nel letto, sotto le coperte, quella inferiore nella vasca da bagno. Il caso viene affidato al maresciallo dei carabinieri Antonio De Biasi, uomo solo e tormentato dalla nostalgia per una fidanzata morta troppo presto a causa di un tumore. In apparenza è un delitto senza senso, forse da ricollegarsi ad episodi analoghi del recente passato, che farebbero pensare all'opera di un serial killer; ma tutto è confuso, torbido, avvolto in una cortina impalpabile come fumo di sigarette o di alcool.
Non ci sono automobili, né televisori nel mondo di Beccacini, un microcosmo che deambula attorno a via del Campo e non ha pietà per i suoi inquilini, tutti senza esclusione alcuna intenti a scappare dalla metà nera del cielo per approdare anche solo per qualche istante in quella bianca. Dovranno invece, quelli che sopravviveranno, accontentarsi del grigio che tutto uniforma e appiattisce, rende anonimo.
È bravo l'autore a tenere la trama sempre una riga sotto il pelo dell'acqua, privilegiando le sensazioni e l'angoscia dei protagonisti, per farla riemergere di tanto in tanto, giusto per evitare che affoghi. E, mentre prende ossigeno, dispensa indizi precisi che si mimetizzano sullo sfondo, giusto per non venir meno al patto col lettore, che vuole una spiegazione. E l'avrà. Anche se non sarà quella che si attendeva.
 

 

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